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Testo marchenet.it    

Giacomo Leopardi, al battesimo conte Giacomo Taldegardo Francesco di Sales Saverio Pietro Leopardi, fu un poeta, filosofo, scrittore, filologo e glottologo italiano. È ritenuto il maggior poeta dell'Ottocento italiano e una delle più importanti figure della letteratura mondiale, nonché una delle principali del Romanticismo letterario; la profondità della sua riflessione sull'esistenza e sulla condizione umana - di ispirazione sensista e materialista - ne fa anche un filosofo di notevole spessore. La straordinaria qualità lirica della sua poesia lo ha reso un protagonista centrale nel panorama letterario e culturale europeo e internazionale, con ricadute che vanno molto oltre la sua epoca. Il dibattito sull'opera leopardiana a partire dal Novecento, specialmente in relazione al pensiero esistenzialista fra gli anni trenta e cinquanta, ha portato gli esegeti ad approfondire l'analisi filosofica dei contenuti e significati dei suoi testi. Per quanto resi specialmente nelle opere in prosa, essi trovano precise corrispondenze a livello lirico in una linea unitaria di atteggiamento esistenziale. Riflessione filosofica ed empito poetico fanno sì che Leopardi, al pari di Schopenhauer e più tardi di Kafka, possa essere visto come un esistenzialista o almeno un dell'esistenzialismo. Uno  dei crateri del  pianeta  Mercurio è  stato

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
chiamato Leopardi in suo onore.
 

Giacomo Leopardi nacque a Recanati il 29/giugno/1798. Quando venne al mondo suo padre il conte Monaldo e sua madre Adelaide dei Marchesi Antici, versavano in condizioni economiche disagiate, e per ragioni politiche subirono molte traversie. Malgrado ciò G. Leopardi ebbe un infanzia felice, allietata anche dalla presenza dei suoi fratelli Carlo e Paolina. Molto sensibile e desideroso di esprimere tutta la sua precoce personalità, potè con appassionato fervore dedicarsi agli studi, grazie anche alla ricca biblioteca del padre. Padre P.Giordani, suo maestro in seguito, disse che" in questa biblioteca entrò fanciullo recanatese e né usci’ cittadino del mondo". Già a tredici anni conosceva perfettamente il latino, il greco e l’ebraico, tutte apprese da autodidatta. Lavorò in questo periodo a molte traduzioni, dissertazioni latine, poesie, favole, sermoni e tragedie.

 

Si dedicò con grande passione anche alla filologia e alla saggistica, scrivendo molti testi di erudizione vera(Storia della astronomia, Saggio sugli errori popolari degli antichi…etc.), nei quali emersero soprattutto i segni dell’insegnamento poco più che elementare dei suoi primi due precettori(G. Torres e S. Sanchini). Ma la sua viva intelligenza e la sua prodigiosa versatilità supplirono alle carenze didattiche dei primi anni, permettendogli di affermarsi subito in modo superlativo nel campo della cultura. Ed aiutato dal Giordani, diventato suo precettore, cominciò ad essere apprezzato anche fuori dalla cerchia familiare, sia a Milano che a Roma, dove suo zio Carlo Antici lo introdusse nell’ambiente letterario dell’urbe. Però lo studio accanito e senza soste cominciò a minare la sua già precaria salute in modo irreversibile, tanto che il suo carattere né risenti notevolmente. Di questo periodo sono testimonianza le lettere raccolte nel suo "Epistolario". Intanto la sua attività poetica cominciò a farsi febbrile. Le canzoni All’Italia, Sul monumento di Dante e quella Ad Angelo Mai furono pubblicate dal 1818 al 1820.

 

La casa di Giacomo Leopardi

   
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Nel 1822 Leopardi andò a Roma con l’intento di rimanerci, ma dovette ritornare a Recanati, dove avvilito scrisse lo Zibaldone, dal quale scaturì la prima idea delle Operette Morali, scritte poi nel 1824. Nel 1825 partì per Milano, ospitato e stipendiato dall’ editore Stella. Poi si trasferì a Bologna dove viveva impartendo lezioni private e grazie all’ assegno dello Stella.
 

 

Ma siccome la sua figura era offuscata agli occhi del Sacro Collegio dalla sua amicizia con il Giordani, noto "mangiapreti", perse tutte le possibilità di ottenere un posto statale e fu costretto a tornare a Recanati. Dopo un solo anno ,chiamato dal Giordani si recò a Firenze. Questa città esercitò su di lui effetti benefici e rasserenanti, qui conobbe il Manzoni ed i maggiori letterati dell’epoca. In questo periodo scrisse Il Risorgimento e A Silvia. Costretto a tornare a Recanati per motivi economici, entrò in una profonda crisi che superò in parte con l’aiuto di un suo amico il quale convinse l’editore G. Piatti a pubblicare i Canti. Così andò di nuovo a Firenze dove conobbe Antonio Ranieri, più giovane e disperato di lui con il quale strinse un’amicizia forte e durevole che lo sosterrà per il resto della sua vita. Nel periodo fiorentino conobbe e amò, sembra non corrisposto Fanny Targioni Tozzetti (Aspasia) uno dei tanti amori infelici della sua vita dopo quelli recanatesi di Teresa Fattorini (Silvia) e di Maria Belardinelli (Nerina) e a Bologna della Contessa Teresa Carmini Malvezzi. Questo fu per il poeta un periodo molto infelice anche a causa di una fastidiosa oftalmia che gli impediva anche di leggere e di scrivere. Sia testimonianza negli amarissimi versi di Aspasia e nelle altre composizioni poetiche di questo momento. Nel 1833 si recò con Ranieri a Napoli e dopo alcuni anni morì ai piedi del Vesuvio (1837).

   

 

La tomba di Giacomo Leopardi