Testo e fotografie

  LOCALITA'   GOLA DELLA ROSSA E DI FRASASSI

AN

Regione Marche Ass.Turismo
  TEMPO DI PERCORRENZA   30 MINUTI A PIEDI (SOLO ANDATA)

E

 
  SEGNALETICA   BANDIERINE ROSSE  
  GRADO DI DIFFICOLTA'   ESCURSIONISTICO

Indice


 
 

 COME ARRIVARE

 
 

Da Falconara Marittima s'imbocca la superstrada n. 76 da cui si esce nei pressi della Stazione di Genga, per poi riprendere la vecchia Statale 76 per Falcioni e Ponte Chiaradovo. Superato il passaggio a livello, si nota sulla destra una cabina dell'ENEL in corrispondenza della quale parte una carrareccia che conduce alla cava antistante; qui si parcheggia e si prosegue a piedi continuando a percorrere la sterrata che, attraversato il piazzale della cava e scavalcato il ponte della ferrovia, sale verso sinistra; superati due tornanti si giunge all'eremo.


 
 
 
 
 
 

DESCRIZIONE

 

II paesaggio aspro e solitario, caratterizzato da profonde gole solcate dal fiume Esino e dal suo affluente Santino, la fitta vegetazione tanto rigogliosa da nascondere gli imbocchi delle numerose grotte e caverne che penetrano nelle viscere dei monti, hanno sempre reso il luogo una sede ideale per eremiti e anacoreti, alla costante ricerca di siti isolati e difficilmente raggiungibili. Nel cuore della Gola della Rossa, stretta tra i Monti Murano e Revellone, tra possenti bastioni calcarei, si trovano i resti dell'Eremo di Grottafucìle o Monastero di Santa Maria, miracolosamente risparmiato dalla sottostante grande cava oggi non più in funzione. Sito alle falde del Monte Revellone alla quota di circa 380 m e fondato da San Silvestre Abate all'inizio del XIII secolo, il monastero era di piccole dimensioni e constava di diversi edifici che chiudevano su due lati, a nord e ad ovest, i vani ipogei, delimitandovi un piccolo chiostro. I resti di muro ancora in piedi, contraddistinti da una finestra e da una porta d'ingresso con arco ribassato appartengono alla chiesa del monastero, che era stata edificata con volta in pietra ad arco acuto. I vani variamente scavati nel masso calcareo, poco al di sotto della cresta dello sperone roccioso, sono stati realizzati da una antica cava romana (o altomedievale) riadattata dagli eremiti che vi hanno ricavato anche una cisterna per l'acqua, fondamentale per la sopravvivenza, considerata l'assenza di qualunque sorgente nelle vicinanze. Secondo una leggenda, durante i lavori per scavare nel masso la cisterna, San Silvestre mutò l'acqua in vino per premiare i solerti operai.

PER SAPERNE DI PIU'

 

Silvestro Guzzolini era originario di Osimo, città dove nacque nel 1177 da nobile famiglia. Divenuto canonico nella sua città, forse in seguito a diverbi con il Vescovo fuggì da Osimo e, sull'esempio di San Benedetto, si rifugiò in alcune grotte dell'Appennino alla ricerca di una vita di solitudine e di preghiera, finché Corrado, Conte di Revellone e signore di quelle terre, gli donò Grottafucile dove più tardi, aggregati numerosi seguaci, costruì il monastero di Santa Maria. In un documento del 1235 è citato l'eremo, la cui chiesa sembra finita nel 1256; la vita del convento, dopo la morte del Santo fondatore, fu florida e pur non essendo mai stato abitato da più di dieci monaci, rimase in funzione fino alle soppressioni del 1861 e ancora nel 1896 risulta essere in buone condizioni di conservazione. San Silvestre Abate dopo essere stato eremita in questo luogo dal 1227 al 1231, si spostò a Fabriano dove fondò l'Eremo di Montefano, tuttora in attività, e diede vita alla congregazione benedettina detta appunto dei Silvestrini.