Testo e fotografie

  LOCALITA'   MONTE CATRIA

PU

Regione Marche Ass.Turismo
  TEMPO DI PERCORRENZA   E' RAGGIUNGIBILE IN AUTO

T

 
  SEGNALETICA   ASSENTE  
  GRADO DI DIFFICOLTA'   TURISTICO

Indice


 
 

 COME ARRIVARE

 
 

E' raggiungibile in auto; da Marotta di Mondolfo attraverso la Pergolese (statale n. 424) si raggiunge Serra Sant'Abbondio; da qui si segue il corso del Fiume Cesano e attraverso una comoda strada che si incunea in una selvosa e angusta valle d'accesso, si arriva all'eremo.

 
 
 
 
 
 

DESCRIZIONE

 

Risalendo la valle del Cesano e lasciate alle spalle le colline di Pergoa e Sassoferrato, si giunge ai piedi dell'imponente mole del Monte Cafria, il cui versante orientale, caratterizzato dal Balzo dell'Aquila e dalla cresta di Rocca Baiarda, racchiude una conca avvolta da ampie faggete intorno alle quali si aprono i pascoli e i campi che circondano lo splendido complesso dell'Abbazia camaldo-lese di Santa Croce di Fonte Avellana, ricordato da Dante nel XXI canto del Paradiso: "Tra' due liti d'Italia surgon sassi /../ e fanno un gibbo che si chiama Catria, / di sotto al quale è consecrato un ermo, che suole essere disposto a sola latria ". Al posto delle originarie celle (si trattava di capanne) sparse attorno ad una cappella, sorsero a partire dal XI secolo numerosi edifici in pietra tea cui il chiostro, la chiesa con cripta, la sala del Capitolo, lo splendido scriptorium M , le celle dei monaci, la foresteria e la Biblioteca, nobili e austeri ambienti che si stringono intorno alla massiccia torre campanaria ed ospitano ancor oggi i monaci camaldolesi (la congregazione Avellanita fu associata a Camaldoli nel 1569). Attualmente il complesso è composto da un ampio piazzale che da accesso alla chiesa dalla pianta a croce latina coperta da volte a botte a sesto acuto, con presbiterio sopraelevato sulla cripta dell'XI secolo; si tratta della parte più antica del complesso architettonico, insieme al chiostro e allo scriptorium risalente al XIII secolo, un ambiente di rara armonia nei volumi, che si protende a sud, dispaccandosi aereo dal corpo del monastero. Qui gli amanuensi, utilizzando la luce solare per tutta la giornata, grazie alla fitta e alta serie di ampie monofore che si aprono nella volta a botte dell'edificio, ricoprivano gli antichi manoscritti arricchendoli di artistiche miniature. Tra i tanti pregevoli volumi ancora conservati spicca il Codice NN dell'XI secolo, primo breviario della comunità avellanita e prezioso documento dell'evoluzione dette rotazioni musicali.

PER SAPERNE DI PIU'

 

Gli eremiti sono presenti nella zona da più di mille anni, fin da quando il beato Lodolfo, rampollo di una nobile famiglia di Gubbio, eresse un oratorio ai piedi di un nocciolo (Corylus avellana) dalle cui radici sgorgava una copiosa sorgente, da cui il nome Fonte dell'Avellana. Altri giovani eugubini, tra cui Baroncio, Divizio e Teobaldo, seguirono il suo esempio tanto che, nel 1035, all'arrivo di Pier Damiani, la vita eremitica era in pieno fulgore, disciplinata secondo le regole diffuse da Romualdo, il santo eremita ravennate attratto dalla grande suggestione del paesaggio del Catria e fondatore dell'Eremo di Camaldoli e di numerosi altri eremi e abbazie come la vicina Sitria. Sotto la guida di San Pier Damiani le diverse celle sparse vennero ricondotte sotto un'unica regola in grado di conciliare le aspirazioni 

 

alla vita eremitica con i vantaggi della vita conventuale e l'eremo divenne un importante centro di irradiazione non solo spirituale, ma anche culturale. Alla fine del XV secolo con il Cardinale Giuliano  Della Rovere, futuro Papa Giulio II, il complesso  fu ampliato e ristrutturato, raddoppiando il numero delle celle dei monaci, alzando di un piano la fabbrica e praticando finestre simmetriche lungo i muri di cortina. L'Eremo di Fonte Avellana mantiene ancora ai nostri giorni una significativa funzione di faro spirituale, grazie alle numerose e interessanti iniziative promosse dai monaci camaldolesi e alla prestigiosa Biblioteca "Dante Alighieri", ricca di oltre 10.000 volumi, tra cui preziosi codici miniati e antichi libri sacri. Una splendida vitalità di cui sembra essere muto ma significativo testimone il secolare ed imponente albero di tasso che troneggia nel piazzale d'ingresso.