Testo e fotografie

  LOCALITA'   MONTE CONERO

AN

Regione Marche Ass.Turismo
  TEMPO DI PERCORRENZA   30 MINUTI A PIEDI (SOLO ANDATA)

EE

 
  SEGNALETICA   ASSENTE  
  GRADO DI DIFFICOLTA'   ESCURSIONISTI ESPERTI

Indice


 
 

 COME ARRIVARE

 
 

Si imbocca da Ancona la Strada Provinciale del Conero e, giunti in località Fonte d'Olio, si sale fino ad arrivare alla vetta del monte dove si parcheggia. A fianco della chiesa di San Pietro, con direzione Est, parte un sentiero che inoltrandosi nella lecceta conduce in breve al Belvedere, panoramico spiazzo con bella vista sulla spiaggia delle Due Sorelle. Si prende a destra il sentiero che scende nel bosco lungo la cresta che conduce al Passo del Lupo, lasciando sulla destra una sterrata.

 
 
 
 
 
 

Seguire il sentiero per dieci minuti fino ad un'ampia curva a destra, in corrispondenza della quale, abbandonato il sentiero principale, s'imbocca sulla sinistra un sentierino che dapprima risale e poi inizia a traversare con direzione Nord inoltrandosi nella vegetazione, per calare poi di quota. Si procede in direzione Nord e Nord - Ovest ignorando le tracce che sulla destra portano al Passo del Lupo e superando radure e piaz-zole di vecchie postazioni d'artiglieria. Dopo un'aerea terrazza sul mare, una paretina di roccia biancastra nel bosco segnala il sito della Grotta di San Benedetto. N.B. Poiché il percorso si svolge per intero nell'area di Riserva Naturale Integrale, l'accesso nella zona è interdetto (per informazioni: Parco Regionale del Monte Conero tei. 071 9331879).


 

DESCRIZIONE

 

Dell'antico Eremo di San Benedetto rimangono una piccola grotta m , qualche mozzicone di muro, alcuni archi, un ambiente a volta e una cisterna. La vegetazione ha ricoperto lo spazio dove un tempo sorgevano gli edifici del piccolo monastero con i suoi orti disposti intorno alla chiesetta ipogea. La grotta infatti, di dimensioni 5 x 4 m, alta 2,5 m, è ciò che resta della chiesa dell'insediamento eremitico primitivo. Ha sul fondo un rustico altare scavato nel masso calcareo; a sinistra dell'ingresso, da un foro nella roccia che funge da finestrella, penetra nell'ipogeo la luce del sottobosco.

PER SAPERNE DI PIU'

 

L'eremo è citato in un documento del 1038 da cui risultano tra i suoi possedimenti vigne e selve per almeno 100 ettari, segno che doveva esistere già da tempo; l'originario insediamento monastico era infatti probabilmente sul tipo delle laure orientali, con celle eremitiche sparse nel monte, attorno a una chiesa dove dimorava l'abate. Forse a causa della presenza della caratteristica parete di calcare bianco che sovrasta l'eremo, il luogo è ricordato come Pietra dell'Abate. Abitato nel Quattrocento da due donne, Nicolosa e sua figlia, il romitorio passò nel Cinquecento alla congregazione eremitica dei Camaldolesi di Monte Corona, ramo benedettino riformato dal Beato Paolo Giustiniani. Iniziarono in questo periodo i dissidi tra i Gonzaghiani del sovrastante Eremo di San Pietro e i Camaldolesi di San Benedetto, tanto che i primi, per cacciare i monaci dal sottostante eremo, giunsero a far precipitare dall'alto dei massi.