Il miele

   
   
 

Uno dei prodotti più diffusi e radicati nella nostra regione è senza dubbio il miele. Le Marche sono sempre state una regione all'avanguardia nell'apicoltura tanto che già alla fine dell'ottocento, il professor Alessandro Chiappetti realizzava l'arnia di "tipo marchigiano" che consentiva, con le misure standard di nido e melario, di eseguire interventi di manutenzione e di allevamento con maggiore facilità rispetto al passato. Nel 1903, nasceva ad Osimo, in provincia di Ancona, la FAI (Federazione Apistica Italiana). Numerose anche le pubblicazioni in materia realizzate nelle Marche a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento. Tra queste possiamo segnalare "Le api e i fiori" del 1888, "II risveglio apistico" del 1900 e "L'apicoltura italiana" del 1905. Il miele più diffuso è il millefiori ma sono prodotti anche ottimi mieli uniflorali che riscontrano un notevole apprezzamento sul mercato tra cui vanno senz'altro menzionati il miele di acacia, di castagno, di girasole, di lupinella e di melata. Il miele millefiori marchigiano si presenta di colore variabile tra l'extra bianco e l'ambra chiaro, secondo la classificazione impiegata nel commercio internazionale.

 

L'odore è di debole o media intensità, vegetale, con sentori variabili a seconda della composizione che possono andare dal fruttato, al floreale, al vinoso, fino all'odore di leguminose o di girasole. Anche il sapore è variabile da delicato a mediamente intenso. Lo spettro pollinico è caratterizzato dall'associazione, in proporzioni variabili, di girasole, rovo, leguminose quali capraggine, medica, trifoglio, ginestrino e lupinella, crucifere, erba strega. È talvolta rilevante la presenza delle Umbrellifere. Nella fascia alto collinare e nei suoli marnoso-arenacei non meno importante è la presenza di castagno di "non ti scordar di me" (Myosotis) e di timo, associati alle leguminose. La stagione produttiva è compresa nel periodo primaverile-estivo, indicativamente, da aprile ad agosto. Gli alveari destinati alla produzione sono formati da colonie ben sviluppate ed in buone condizioni sanitarie e da arnie razionali ben mantenute.

 

Il miele è estratto, lavorato e conservato secondo le seguenti modalità. La smielatura viene svolta subito dopo la raccolta dei melari e ha inizio con la disopercolatura dei favi dei melari, manuale o a macchina. Si estrae quindi il miele dal favo utilizzando smielatori centrifughi. Il miele così estratto viene purificato mediante filtrazione, utilizzando filtri di vario tipo, preferibilmente disposti in successione con misura delle maglie decrescente fino ad un minimo di 0,1-0,2 millimetri. Per la salvaguardia delle caratteristiche tradizionali del miele non vanno utilizzate tecniche di filtrazione più spinte come ad esempio l'ultrafiltrazione. Segue poi un periodo di almeno dieci giorni in cui avviene la decantazione in appositi contenitori di acciaio inox detti maturatori. Il miele così ottenuto viene invasettato in recipienti di vetro ed è pronto per essere commercializzato.

 

 

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