CAMERINO Parte Prima


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La vecchia città, il centro storico accresciuto nei borghi, vive di toni sommessi e caldi; la pietra si alterna al cotto all'intonaco rosato, ocra, arancio. La compattezza, il colore, la grana dell'arenaria variano: da Serrapetrona proveniva pietra rosa; da Morro pietra rossastra; da Massaprofoglio, Valcimarra, Campolarzo pietra biancastra; da San Luca, Mergano, Valeano, Paganico pietra calcarea argillosa. L'uso frequente dei laterizi risolve in gioco di equilibrio arenaria-mattone tutta l'edilizia camerte. Gli agenti atmosferici scavano in continuazione. Pertanto l'intonaco si impone come salvaguardia e decorazione; spessissimo gli edifici presentano portali, zoccolo, capitelli, cornici di porte del morto, mascheroni o solo brani intatti di muro.

 

 

Così la città conserva toni medi che fondono in ogni stagione con equilibri diversi all'ambiente che la circonda. Architettura e natura prendono vita e fisionomia. Camerino trae dalla stretta interdipendenza tra la compattezza muraria tipico del suo nucleo urbano e l'aspra collina il senso di compiutezza tipico delle creature nate per un luogo, cresciute nell'attività e nella cultura plurisecolare di abitanti attenti e misurati, radicati nella propria città vogliosi di difendere a sé i propri valori. Il volto di Camerino ha il sapore delle cose amorosamente vissute. A nord congiunge la città allo spalto e al declivio collinare una fascia di pini; nella circonvallazione di levante è stato disarmonizzato il rapporto natura-architettura, prima vissuto nelle piante dell'orto botanico, con un lungo filone di alte abitazioni moderne.

 

 

A chi viene da Muccia, alta sulla rupe, la città si stringe a castello; a chi la segue a ovest e nord la linea curva si spezza, si allunga, sempre più placidamente avvinghiando i movimenti lenti della collina. Compatte le mura castellane nascono dal profondo; le abitazioni aprono poche file di finestre, rettangoli eguali d'ombra sul rosa del mattone, contro il verde dei pini e l'azzurro del cielo. Fino al monumento a Vitalini e a San Venanzetto ove le mura del castello si attenuano e nascono i borghi.
A chi viene da San Luca, l'antica cinta, dalla Rocca Borgesca a San Venanzetto, appena deturpata da poche costruzioni interne eterogenee, si allunga nella luce smorzata fino a San Venanzio. I borghi si fanno veramente città a chi viene da Torre di Beregna, adagiati a conca, dall'alto vertice del duomo a Coldibove, dalle Mosse fino all'orto botanico.
La cinta muraria abbracciò i borghi nel 1384: la via esterna per le Mosse, ripresa dall'ex ferrovia del tram, corre sui resti delle recinzioni; la porta Sancti Framus, ora chiamata arco di Vannucci, ne testimonia la potenza. Ma a chi viene da lontano appaiono solo le costruzioni rosa alte nel vertice e le case basse quasi cineree della conca.

 
PALAZZO DUCALE
 
 
 

Presenta una parte originaria rimaneggiata alla fine del XIV secolo. Venne ampliato e completato nella seconda metà del XV secolo su commissione di Giulio Cesare da Varano in stile rinascimentale. L'intero palazzo si incentra sull'elegante cortile quadriportico, forse dovuto al grande architetto militare Baccio Pontelli[1], attorno al quale si aprono le sale, tra le quali emerge quella dedicata agli Sposi con affreschi quattrocenteschi.
I locali dei sotterranei sono adibiti ad aula universitaria (Sala della Muta) e vani per mostre e convegni. Nel palazzo era presente fino al 1997 la Biblioteca Comunale Valentiniana, fondata da Sebastiano Valentini nel 1802, importante per la raccolta di circa 60.000 volumi, 200 manoscritti e altrettanti incunaboli, e per alcune interessanti stanze. In seguito al terremoto la nuova sede della Biblioteca Comunale è nei pressi del quartiere San Paolo.
Gli ultimi Da Varano che vi risiedettero sono stati Giulio Cesare, signore della città, e la moglie Giovanna Malatesta, il duca Giovanni Maria con la duchessa Caterina Cybo, sua consorte, e la loro figlia Giulia, con la quale si estinse la dinastia.

 

Duomo di Camerino

 

 

 

Il duomo, opera di Andrea Vici e Clemente Folchi, è stato ricostruito nel primo Ottocento sul luogo dove sorgeva la cattedrale romanico-gotica distrutta dal terremoto del 1799. Nel grandioso interno e nelle sagrestie si possono ammirare pregevoli esemplari della scultura lignea policroma del Duecento (Crocefisso) e del Quattrocento (Madonna della Misericordia), oltre a interessanti tele di pittori di maniera del Seicento.
Il pittore Carlo Crivelli realizzò un grande polittico che ora smembrato si trova in vari musei fra l'Europa e gli Stati Uniti. La pala centrale si trova presso il museo della Pinacoteca di Brera a Milano.
Nella cripta sono di notevole interesse due leoni in pietra di Armanno da Pioraco (fine XIII secolo), i busti del cardinal Angelo Giori e fratello Prospero, dovuti alla bottega del Bernini e soprattutto l'arca marmorea (XIV-XV secolo) di sant'Ansovino (vescovo di Camerino in età carolingia), in stile gotico toscano, con bestiario, statue di virtù in pietra, sarcofago, angeli e, nell'ultimo piano, una statua in pietra della Madonna.

 

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